La liquirizia prende nome da due termini greci, "glykys" che significa dolce e "rhiza" che vuol dire radice. Conosciuta da oltre 35 secoli era nota già; agli antichi medici cinesi e citata da Ippocrate.
L'antica medicina Greca, Romana, Indiana ed Egiziana facevano uso della liquirizia.
Si dice che nella tomba di Tutankamon siano stati trovati bastoncini di liquirizia. Nonostante l'incertezza di questa notizia, si sa che nell'antico Egitto, in Assiria, in Grecia, in India e in Cina, le proprietà terapeutiche della radice erano già note.
Ippocrate, Galeno, Celso e Teofrasto prescrivevano la liquirizia per la cura della tosse, per lenire i bruciori di stomaco, per curare le coliche renali e, come pomata, per medicare le ferite.
In Asia le proprietà della liquirizia sono usate da circa cinquemila anni, come testimoniato dal primo erbario Cinese.
La medicina tradizionale Cinese la utilizza ampiamente come rimedio contro la tosse, i disturbi del fegato, le intossicazioni alimentari e come dolcificante nelle preparazioni.
Nel XV secolo le proprietà della liquirizia vengono importate in Europa grazie ai frati Domenicani.
Nel XVIII secolo l'Abate di Saint-Non descrisse per la prima volta la lavorazione della liquirizia.
Oggi non c'è più il fuoco diretto sotto la grande "conca" in cui bolle la pasta nera, nè ci sono uomini che girano un impasto che si fa sempre meno fluido. C'è invece, sempre, accanto alla "conca", il "mastro liquiriziaio" che controlla l'esatto punto di solidificazione del prodotto.
La pasta densa, nera, lucida e profumata viene portata alle forme desiderate attraverso una serie di macchinari.
In Italia la liquirizia di migliore qualità è in Calabria, dove le piante nascono spontanee lungo il litorale.
A testimoniare ciò c'è la sede della fabbrica di liquirizia più famosa d'Italia, la Amarelli appunto, che risale al 1400
Qui, già nel 1500, si iniziò a estrarre il succo di liquirizia alla cui attività si dedicò la famiglia dei Baroni Amarelli.
Nel 1731 fu fondato il "concio" Amarelli che resistette negli anni nonostante la grande crisi del 1929.


 

Pianta:

pianta erbacea perenne rustica, cioè resistente al gelo.



Fusto:

fusto eretto alto fino a 130 cm.



Fiori:

di color lilla riuniti in grappoli.

Foglie:

sono costituite da una serie di foglioline ovali opposte a due a due con una fogliolina centrale apicale.

Frutti:

lungo circa 2 cm è di di colore scuro con pochi semi ovali.



Radici:

grosso rizoma da cui si estendono stoloni e radici, lunghi due metri, di colore marrone esternamente e giallastro all'interno.